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L’arte a volte non ha limiti e le opere di Ilaria Franza non conoscono confini, ma fantastici mondi: “piccole giornate di sole”. Alla produzione della giovane pittrice l’ArcGallery di Monza dedica gli spazi di recente ampliati e intitola Un.limited l’avvincente viaggio in un divenire artistico, a metà tra la contemplazione e l’osservazione. Da sempre affascinata dal tema paesaggistico, Ilaria Franza guarda ai maestri del Romanticismo, in particolare alla potenza espressiva di Caspar David Friedrich e di William Turner, nel tentativo di interpretare la loro poetica. L’infinito leopardiano, che da tempo la accompagna all’interno di nuove dimensioni da esplorare, è fondamentale nella sua ispirazione artistica. L’autrice è solita lavorare en plain air e attende che la Natura lasci, intervenendo sulla tela, il suo prezioso contributo. Così, il grazioso passaggio di una formichina diventa colore che si unisce all’opera. L’atelier di Ilaria Franza sono le rive del lago d’Orta, incantevoli luoghi che hanno visto nascere numerosi dei suoi dipinti. La Natura partecipa all’atto creativo, che per ogni tela si risolve nell’arco di una giornata. L’acqua è un fattore preponderante nella preparazione dei colori e nello sviluppo del dipinto: il suo incessante fluire viene a tratti intercettato ed invitato a scorrere in determinate direzioni, ma spesso prende il sopravvento, affermandosi come potenza dominante. La pittrice gioca con questo elemento, versandone sul colore, consapevole che i suoi dipinti, una volta asciugati, si rinnoveranno in una forma inedita. Il suo processo poietico assomiglia per alcuni tratti ad un’opera di alchimia: l’incantesimo riveste la chimica di abiti magici e la trasformazione della materia imprime sulla tela i suoi mondi interiori. Ilaria guarda alla sua opera finita, ma con una metafora si direbbe che ami ugualmente la meta quanto il viaggio; così i suoi capolavori cambiano mentre prendono forma e l’artista osserva tali mutamenti, apprezzandone i momenti evolutivi. Nella sua produzione la pittura diviene la voce della Natura e con essa l’autrice realizza una dimensione incontaminata. In questi momenti Ilaria prova un sentimento di simpatia, una sensazione di completo equilibrio con ciò che la circonda. Le sue tele trattano il paesaggio, uno spazio interiore, e della Natura si nutrono. Nulla sembra accadere per caso nei suoi dipinti, che nascono dalla collaborazione tra artista e ambiente. Persino le condizioni metereologiche esercitano una grande influenza sulle sue opere: lasciano il loro segno di colore, le loro sfumature cromatiche. In questa poetica di trasformazione la pittrice si ferma, incantata, ad apprezzare l’evoluzione della sua creatura e documenta ogni momento con scatti fotografici, con suggestive riprese. E’ una bella fiaba che comincia ogniqualvolta Ilaria si appresta ad una nuova composizione e si ferma ad ammirare la tela bianca: assorta, trascorre un’ora intera in contemplazione, prima di impugnare il pennello. Un’ora di silenzio, ma che nella soggettività dell’autrice ha la durata di un solo minuto ed è un attimo fugace: pochi secondi per decidere il colore e apprestarsi ad un nuovo incontro con la Natura. Le opere esposte all’ArcGallery affascinano e quasi ipnotizzano l’osservatore; sono grandi globi incantati nelle sfumature dei colori. Tutto ha origine in un centro, un nucleo energetico da cui la “materia” si dipana. Possono raffigurare il sole, un astro lontano, una fragile goccia d’acqua, la molecola di un germoglio osservata al microscopio: davanti alle sue sfere si rimane incantati cercando di indovinare cosa rappresentino. Sono i suoi piccoli mondi, le sue “giornate di sole”. La tecnica, totalmente a base d’acqua, rivela una ben precisa scelta stilistica ma anche “deontologica” dell’artista, che intende così praticare una sorta di pittura green. I capolavori di Ilaria sono soggetti ad un prezioso divenire, e dunque sorge spontanea una domanda: quando l’opera d’arte è davvero ultimata? Mai, è la risposta; mai, perché mai potrà esserlo. Tutto evolve ed è quindi soggetto al mutamento, tutto fluisce e scorre. Panta rei affermava la celebre massima attribuita ad Eraclito. E l’opera, figlia anch’essa della Natura, obbedisce alle leggi dell’immanenza.

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